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Visualizzazione dei post da luglio, 2026

Il piano a 5 anni quasi mai si avvera. Eppure vale la pena farlo.

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Ho visto piani strategici a 5 anni finire in un cassetto dopo sei mesi. Numeri del terzo anno che non assomigliano a niente di quello che poi è successo davvero. Assunzioni scritte con convinzione, smontate dal mercato nel giro di una stagione. Succede in ogni settore, non solo in quelli più esposti alla volatilità: appena l'orizzonte si allunga oltre l'anno in corso, la precisione delle previsioni cala rapidamente, ed è un fenomeno noto a chiunque abbia costruito piani pluriennali almeno una volta. Se il metro di giudizio è la precisione delle previsioni, il piano a 5 anni fallisce quasi sempre. C'è anche un motivo più sottile per cui questo capita spesso. A volte il piano nasce più per un pubblico esterno, penso a un fondo o a una banca, che per orientare davvero le scelte di ogni giorno. E quando nasce con quello scopo, è naturale che poi resti un documento, più che uno strumento di lavoro. Eppure il valore di un piano a 5 anni non sta nei numeri che produce. St...

Mappare i processi con l'AI — non per scriverli, ma per vedere dove si rompono

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Ogni azienda ha processi che nessuno ha mai messo per iscritto. Funzionano, certo. Ma vivono nella testa di chi li esegue. Succede in ogni funzione, non solo in finance: procedure nate per necessità, tramandate a voce da chi le ha inventate a chi le ha ereditate, mai davvero scritte da nessuna parte. Finché funzionano, nessuno se ne accorge. Il problema arriva quando provi a raccontarle: emergono passaggi che nessuno sa spiegare fino in fondo, controlli fatti per abitudine, eccezioni gestite a memoria. Sto usando l'AI proprio per questo: non per scrivere il processo al posto mio, ma per farmi le domande giuste mentre lo descrivo. Gli spiego come funziona un pagamento, e lui chiede chi autorizza sopra una certa soglia. Gli descrivo una scrittura contabile, e domanda con quale documento si valida. Sono domande semplici, ma sono quelle che fanno emergere le aree critiche. E poi c'è un vantaggio che spesso sottovalutiamo: la mappa non è un documento, è un sistema vivo. ...

Il cash flow non mente. Ma le assunzioni dietro di lui spesso sì.

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Un piano di cash flow sembra il più oggettivo dei documenti finanziari. Scadenzario clienti, scadenzario fornitori, saldi bancari. Numeri che si sommano e si sottraggono. Eppure dietro ogni riga ci sono assunzioni che la realtà, puntualmente, si diverte a smentire. Il cliente che di solito paga in ritardo rispetto al contratto, ma non sai mai di quanto. Il fornitore che a volte accetta una dilazione e a volte no. La spesa imprevista che, per definizione, non è mai nel piano finché non arriva. Un piano di cash flow costruito una volta e preso per buono racconta un solo futuro possibile, quello in cui tutto va secondo le condizioni scritte. Ed è quasi sempre il meno probabile dei futuri possibili. Sto provando a usare l'AI proprio per gestire questa imprevedibilità, non per eliminarla. L'idea è costruire due o tre scenari a partire dallo stesso piano di base: cosa succede al saldo se una parte degli incassi arriva più tardi del previsto? Se un fornitore importante non conce...

Il modello di controllo è ancora attuale?

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I modelli di controllo raramente muoiono. Più spesso invecchiano in silenzio, mentre l'azienda intorno cambia. Continuano a produrre numeri, i report escono puntuali, le riunioni si fanno. Sembra tutto a posto. Ed è proprio questo che rende difficile accorgersene: un modello vecchio non smette di funzionare, smette solo di dire la verità. Allora come te ne accorgi? I segnali ci sono, basta saperli leggere. Il primo è negli aggiustamenti manuali: se ogni mese qualcuno ritocca i dati per farli tornare, il modello non riflette più la realtà. Il secondo nei centri di costo: la struttura aziendale è evoluta, sono nate business unit e aree geografiche, ma le caselle sono rimaste quelle di anni fa. Il terzo nei driver di allocazione: quando ripartiscono i costi su logiche che non esistono più, i margini per prodotto o per area diventano numeri inattendibili. Il quarto è il più grave: quando chi legge i report ha smesso di fidarsi e si rifà i conti a modo suo, su un foglio a parte...