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Cambiare fornitore è facile. Cambiare un processo no

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Cambiare fornitore è facile. Cambiare un processo no. Quando si cercano risparmi, si parte quasi sempre dagli stessi posti. Il fornitore delle pulizie. Il contratto dell'energia. Le condizioni di acquisto. Sono leve concrete, hanno un numero, e a fine anno si vede il risultato. Eppure c'è una domanda che si fa molto meno. Quello che stiamo facendo oggi è ancora il modo migliore di farlo? Vale ovunque. Come si lavora in reparto. Come si gestiscono i resi dei clienti. Come si registra una fattura. Sono processi nati anni fa per un motivo preciso, e che da allora nessuno ha più guardato davvero. Per me una ragione è semplice. Il costo di un processo fatto male non ha una riga di bilancio. Un fornitore che costa mille euro in meno al mese si vede. Un passaggio in più, un controllo doppio, un reso che rimbalza tra tre uffici, costano tempo e attenzione, e il tempo non compare su una fattura. Un'altra ragione è che un processo non ha quasi mai un unico proprietario. At...

Più dati abbiamo, più è difficile decidere

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Qualche anno fa, quando mancava un'informazione, si decideva con quella che c'era. Non era comodo, ma era chiaro. A un certo punto bisognava chiudere e scegliere. Oggi non è mai stato così facile avere i numeri. Dashboard, analisi, scenari, simulazioni. Ogni risposta ne apre un'altra, e c'è sempre un dato in più che si potrebbe guardare prima di scegliere. Per me il punto è questo. Avere più informazioni non significa essere più pronti a decidere. Sono due cose diverse. La prima si ottiene, la seconda si costruisce. Il numero preciso dà sicurezza. La decisione è più sfumata, e porta con sé una responsabilità. Lo vedo anche in me. A volte penso che uno scenario in più mi aiuterà a scegliere meglio. Il primo scenario di solito basta per capire la direzione. Quelli successivi spesso servono a sentirmi più tranquillo. Sto notando una cosa anche con l'AI. Un'analisi in più oggi costa pochi minuti. Ma proprio per questo il confine si sposta. Non è più qu...

Le elisioni intercompany sono la prova che due più due non fa sempre quattro

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Una società vende un servizio a un'altra del gruppo. Una registra il ricavo, l'altra il costo. Sulla carta i due numeri devono essere identici. Nella realtà quasi mai lo sono. Chi lavora sul consolidato di un gruppo con più società conosce bene la scena: a fine mese i saldi intercompany non quadrano, e inizia la caccia alla differenza. Una fattura registrata in un mese e ricevuta nel successivo. Un cambio applicato in date diverse. Un riaddebito di servizi calcolato con una chiave che per una società è cambiata e per l'altra no. Piccole differenze, che nel consolidato diventano ore di telefonate e di file Excel per capire chi ha ragione. Per me il punto è questo. Il problema non è quasi mai tecnico. È che due persone, in due paesi diversi, vedono la stessa operazione da due lati e la raccontano in modi diversi. I sistemi ERP più moderni aiutano più di quanto si pensi. Un contratto di riaddebito gestito a monte, con le stesse regole per tutte le società. Una contro...

Non ho imparato a programmare. Ho imparato a guardare i processi con un occhio diverso

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Avevo una cartella piena di file da rinominare, con data e mese da aggiornare nel nome. Circa quindici minuti ogni volta, tutto a mano. Chi lavora nel controllo di gestione conosce bene questo tipo di attività: piccole operazioni ripetitive, mai davvero complicate, che si sono stratificate nel tempo e che nessuno ha mai avuto motivo di toccare. Niente di complicato, e funzionava bene così. Ma proprio perché era un'abitudine consolidata, non mi ero mai fermato a chiedermi se ci fosse un altro modo di farlo. Un giorno ho deciso di provare a farlo fare a un piccolo programma. Programmare non è il mio mestiere, quindi mi sono fatto aiutare da Copilot a scriverlo. Ha funzionato, e il programma in sé è la parte meno interessante di tutta la storia. Quello che mi ha colpito è un'altra cosa. Mentre cercavo di spiegare a uno strumento cosa volevo ottenere, ho dovuto guardare quel lavoro in modo diverso. Non più come un'abitudine da eseguire, ma come un processo da descriv...

L'evoluzione del controller passa da Excel a nuovi strumenti

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Per anni il perimetro degli strumenti del controller si è ampliato un passo alla volta. Prima Excel, poi per chi voleva gestire volumi di dati più grandi Access, poi l'SQL per chi si spingeva a interrogare direttamente i database. Ogni passaggio ha richiesto di imparare qualcosa di nuovo, un linguaggio un po' più tecnico del precedente. È una progressione che chiunque abbia fatto questo mestiere per più di qualche anno riconosce bene. Il no-code e il low-code sono il passo successivo di questa stessa evoluzione, ma con una direzione diversa: invece di richiedere competenze sempre più tecniche, permettono di costruire strumenti complessi restando nel linguaggio del processo che si conosce. Non servono più competenze di programmazione per costruire una piccola applicazione, automatizzare un flusso di dati tra due sistemi, creare un'interfaccia che un collega non tecnico può usare senza problemi. Il potenziale tecnico di questi strumenti è reale, e non va sottovalutato...

Bilancio e vista gestionale non devono coincidere. Devono essere costruiti per restare coerenti

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In molte aziende il bilancio e la reportistica gestionale vivono due vite separate. Uno segue le regole civilistiche e fiscali, l'altra segue la logica con cui il management vuole leggere il business. Numeri diversi, criteri diversi, a volte perimetri diversi. Fin qui, niente di sbagliato: sono due strumenti con scopi diversi, e non è un problema se non coincidono voce per voce. Il problema nasce quando i due mondi non sono mai stati progettati per dialogare, e allora ogni chiusura si trasforma in una caccia alle differenze: perché il margine gestionale di questo mese non torna con quello che emergerà in bilancio, quali accantonamenti spiegano lo scarto, quali competenze sono state trattate diversamente. Un lavoro che si rifà daccapo ogni volta, perché nessuno lo ha mai reso strutturale. La soluzione non è far coincidere i numeri, che sarebbe sbagliato oltre che impossibile. È costruire un raccordo esplicito tra i due mondi: un ponte di riconciliazione che parte dal risulta...

Per anni il tragitto casa-lavoro è stato tempo passivo. Ora posso passarlo a pensare ad alta voce

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Radio, un podcast, al massimo una telefonata di lavoro se capitava. Il tempo in macchina è sempre stato tempo che si riempiva, non tempo che si usava davvero. Da qualche settimana ho scoperto che Claude è arrivato su Apple CarPlay, e qualcosa nel mio tragitto è cambiato. Basta toccare l'icona sullo schermo dell'auto per aprire una conversazione vocale, riprendere quella di ieri o iniziarne una nuova, e da lì in poi si parla, semplicemente. La prima volta l'ho usato quasi per gioco, chiedendo di correggermi la pronuncia inglese su alcune parole che uso spesso nei meeting internazionali. Ma è bastato poco per capire che il vero cambiamento non era l'inglese, era il tipo di tempo che stavo vivendo in macchina. Da passeggero passivo, che assorbiva contenuti scelti da altri, a partecipante attivo di una conversazione che va dove voglio io: un dubbio di lavoro che mi porto dietro dalla sera prima, un concetto che voglio capire meglio, un ragionamento che normalment...